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LA GIOCONDA | Leonardo da Vinci | 1503-1514ca | Difficoltà ★☆☆

Cosa ci fa questa figura davanti a noi? Che rapporto c'è tra lei e il paesaggio alle sue spalle?

E.Gombrich (storico dell'arte) ha preso un righello e ha scoperto che i due punti prospettici, a destra e a sinistra della figura, sono diversi. Quindi, di nuovo...cosa sta facendo davanti a questo stranissimo paesaggio? Entrano in contatto. Leonardo passa da un secondo piano a un infinito fatto di rocce e foschia, è un paesaggio glaciale, come se fosse una delle prime immagini della terra. Vediamo il mondo fragile senza una fine, vediamo il dissolversi delle certezze, vediamo una natura corrosa, friabile. 

Postilla intermedia...nel 1492 venne scoperta l'America, il mondo non era più come lo si conosceva: improvvisamente diventò consciamente inesplorato e "senza una fine".
Tornando alla Gioconda, anche lei presenta un'instabilità facciale così come instabile è il paesaggio: il suo volto è un riflesso melanconico di una consapevolezza, anzi, di un dominio consapevole che la realtà in cui vive sia destinata a morire. Ed è qui che capiamo che l'ottimismo antropocentrico del 1400 sta svanendo. 

Forse lei era una persona reale, forse Leonardo l'ha reinterpretata, forse si è autoritratto...in realtà non ci interessa sapere chi fosse lei e cosa ci fosse (e c'è) sotto quel sorriso: è necessario andare oltre e forse credere che dietro di esso ci siano solo le rocce. Questo sorriso nasconde la constatazione melanconica del limite della fragilità dell'esistere.

E come disse Leonardo stesso "L'arte è l'estrema esperienza".

 

Quello che l'artista ci mostra, in questo capolavoro, è la fine delle certezze: è la fine del 1400.